Trattati sciagurati

Pubblicato in data: 5 maggio 2015, in Cittadinanza attiva     Nessun commento

Dal 2013 sono in corso le negoziazioni tra Unione Europea e Stati Unititi (TTIP), e tra Unione Europea e Canada (CETA), su degli accordi economici che riguardano il commercio e gli investimenti.
Sul sito della Commissione Europea si trova scritto che con l’attuazione del TTIP si otterranno: l’apertura degli USA alle imprese dell’UE, la riduzione degli oneri amministrativi per le imprese esportatrici, la definizione di nuove norme per rendere più agevole ed equo esportare, importare e investire oltreoceano.
I punti chiave del CETA, sempre secondo la Commissione Europea, sono: l’abolizione dei dazi doganali, la possibilità per le imprese dell’UE di partecipare agli appalti pubblici in Canada, una maggiore cooperazione in campo normativo, la protezione delle innovazioni e dei prodotti agricoli con un’origine geografica specifica, la semplificazione degli scambi di servizi, la promozione e la protezione di investimenti, la garanzia di una buona cooperazione futura, la salvaguardia della democrazia e delle norme di protezione dei consumatori e dell’ambiente.

Sembra tutto buono, e allora perché cittadini e associazioni, tra cui Legambiente, AIAB e Greenpeace, si mobilitano per fermarne l’approvazione?
Tra le tante motivazioni che spingono i cittadini ad opporsi a questi trattati, c’è sicuramente il fondato timore che, attraverso la liberalizzazione degli scambi agro-alimentari, vengano introdotti in Europa gli standard di sicurezza alimentare nord-americani. Per esempio, in USA e Canada gran parte delle coltivazioni destinate ad uso alimentare (ma non solo) sono geneticamente modificate, l’etichettatura non lo dichiara come non ne dichiara la provenienza, e molte altre informazioni che sono invece riportate nei prodotti europei e ancora di più in quelli italiani. Tale sistema di regole è ovviamente favorevole ai grandi produttori che fabbricano cibo di bassa qualità e standardizzato, e tendono a fornire informazioni poco trasparenti.

La prima volta che ci siamo imbattuti in TTIP e CETA è stata all’inizio del 2015, quando a Berlino veniva pubblicizzata la manifestazione nazionale di protesta contro quei trattati. Dopo aver capito di che cosa si trattava abbiamo preso parte alla dimostrazione, firmato la petizione e ora scriviamo questo articolo nella speranza che altri si facciano un’opinione a riguardo ed eventualmente si mobilitino.
Si possono acquisire informazioni da numerose fonti, noi suggeriamo di cominciare con la pagina di Wikipedia ed approfondire le relative note.
È una questione vitale, e non è esagerato perché si tratta di cibo!
Cosa potrebbe comportare l’omogeneizzazione dei regolamenti europei e americani nell’ambito della produzione alimentare?
L’impulso viene dai governi o dalla grande industria?
Verranno favoriti i consumatori o le multinazionali?
Abbiamo bisogno di attirare gli investitori stranieri o di tutelare i cittadini?
Vi invitiamo a trovate le risposte a queste domande e a decidere da che parte stare.

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